Costi indiretti della CO₂: le imprese energivore possono recuperarne fino all'80%
Costi indiretti della CO₂: le imprese energivore possono recuperarne fino all'80%
Molte aziende manifatturiere pagano un costo che non compare come voce a sé in bolletta, ma che c'è: il costo indiretto della CO₂. Le centrali termoelettriche trasferiscono nel prezzo dell'energia elettrica il valore delle quote di emissione ETS, e questo peso ricade anche su chi non emette direttamente. La buona notizia è che una parte importante di quel costo si può recuperare.
Il Fondo FTE, in due righe
Il Fondo per la Transizione Energetica nel settore industriale (FTE) restituisce alle imprese energivore fino al 75-80% dei costi indiretti ETS sostenuti sull'energia elettrica. Nasce per evitare la delocalizzazione della produzione fuori dall'UE (il cosiddetto carbon leakage) ed è gestito da Acquirente Unico su mandato del GSE, con una dotazione dell'ordine di 600 milioni di euro l'anno. Le domande si presentano tramite il Portale FTE dedicato.
Cosa cambia nel 2026
La Commissione Europea, con la Comunicazione C/2026/196 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale UE il 5 gennaio 2026), ha aggiornato gli orientamenti sugli aiuti di Stato ETS. Le novità principali:
- Più settori ammissibili: l'Allegato I si amplia con circa venti nuovi settori e alcuni sottosettori (tra cui chimica organica, ceramica, vetro, batterie).
- Aiuto più alto: per i settori già presenti nell'elenco l'intensità massima sale dal 75% all'80%.
- Fattori CO₂ e aree aggiornati per il periodo 2026-2030.
- Condizionalità "green": ai grandi beneficiari può essere richiesto di reinvestire una quota dell'aiuto in progetti di riduzione dei consumi.
Attenzione: al momento l'Italia non ha ancora recepito l'ampliamento con un decreto attuativo. Chi rientra nelle nuove categorie deve quindi tenere d'occhio i prossimi bandi.
La tua azienda rientra?
L'ammissibilità si verifica sul codice PRODCOM/NACE del prodotto effettivamente fabbricato, non sul semplice ATECO di visura camerale: è un dettaglio che fa spesso la differenza. Tra i settori storicamente inclusi ci sono siderurgia, alluminio, rame, altri metalli non ferrosi, carta e pasta-carta, chimica di base, fusione della ghisa, raffinazione.
Di quanto stiamo parlando
A titolo puramente indicativo, con i parametri di un anno di riferimento recente, l'aiuto si aggira intorno ai 14 €/MWh di energia consumata (aiuto al 75%). In pratica:
- 5 GWh/anno → circa 70.000 €
- 20 GWh/anno → circa 290.000 €
- 50 GWh/anno → oltre 700.000 €
I valori effettivi dipendono dai parametri dell'anno di riferimento (prezzo delle quote EUA, fattore di emissione, coefficiente di efficienza) e dalla formula applicabile.
Come muoversi
Il percorso è lineare ma richiede precisione: identificare sito, prodotto e codice PRODCOM/NACE, scegliere la formula di calcolo corretta, verificare i POD, controllare l'eventuale cumulo con altri aiuti di Stato o fondi UE, predisporre la dichiarazione sostitutiva e inviare la domanda tramite Portale FTE.
Se la tua impresa opera in un settore energivoro, il primo passo è semplice: una verifica di ammissibilità sul prodotto fabbricato e una stima del beneficio a partire dai consumi elettrici annui. Noi di Collarini Energy Consulting possiamo accompagnarti in entrambe, fino all'invio della domanda.
Vuoi sapere se la tua azienda può accedere alla compensazione? Scrivici a info@collarini.eu.







