Transizione 5.0: il vantaggio si decide nella diagnosi, non nella domanda
Dal 12 giugno 2026 è di nuovo operativa sul portale GSE la piattaforma di prenotazione del Nuovo Piano Transizione 5.0. Ma l'entità del credito d'imposta, e in diversi casi la stessa ammissibilità dell'impianto fotovoltaico, non si giocano al momento della domanda: si giocano prima, su due atti tecnici che la maggior parte delle imprese sottovaluta.
La riapertura della piattaforma GSE per la prenotazione delle agevolazioni del Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento ha riportato al centro dell'attenzione lo strumento più corposo oggi a disposizione delle imprese che vogliono unire efficienza energetica e autoproduzione da fonte rinnovabile. La dotazione finanziaria è ampia e l'orizzonte temporale copre l'intero triennio. Eppure, nella pratica di chi accompagna le imprese negli investimenti, il vero discrimine tra un progetto ben costruito e uno che lascia valore sul tavolo non sta nella modulistica. Sta in due decisioni tecniche a monte.
La prima è la diagnosi energetica. Il credito d'imposta di Transizione 5.0 non premia il fotovoltaico in quanto tale: premia la riduzione dei consumi della struttura produttiva. L'impianto solare è ammissibile solo se inserito in un progetto integrato che consegua una riduzione dei consumi energetici non inferiore al 3% a livello di struttura o al 5% sul processo interessato dall'investimento. È la diagnosi energetica ex ante, e la successiva verifica ex post, a certificare quel risparmio. E poiché l'aliquota del credito cresce con la riduzione conseguita, la qualità della diagnosi non è un adempimento formale: è la leva che determina quanto lo Stato contribuisce all'investimento.
Qui interviene un requisito che vale la pena leggere con attenzione: la diagnosi deve essere redatta da un Esperto in Gestione dell'Energia certificato, e non può essere anteriore ai dodici mesi rispetto al deposito della domanda. Non è un dettaglio burocratico. Una diagnosi debole — basata su stime anziché su misure, su un perimetro mal definito, su una baseline di consumo poco difendibile — produce due effetti a catena: sottostima il risparmio conseguibile, e quindi abbassa l'aliquota; e, in sede di controllo, espone l'impresa alla contestazione del beneficio. Al contrario, una diagnosi costruita su dati reali e su un baseline solido non solo massimizza il credito spettante, ma lo rende difendibile.
L'origine dei moduli: la trappola che sposta il conto
La seconda decisione tecnica riguarda i pannelli. Il Piano riconosce maggiorazioni della base di calcolo agevolabile in funzione dell'origine dei moduli fotovoltaici: una maggiorazione del 30% per i moduli prodotti nell'Unione europea, che sale al 40% e al 50% per le categorie con celle e con wafer di produzione europea ad alta efficienza. In altri termini, a parità di potenza installata, la scelta della fornitura può spostare in modo significativo l'ammontare del beneficio.
È un punto su cui ho visto costruirsi e sfumare interi vantaggi economici. Un'impresa che dimensiona l'impianto guardando solo al prezzo del modulo, senza verificarne la classificazione ai fini dell'agevolazione, rischia di scoprire troppo tardi che una fornitura apparentemente più economica vale, a conti fatti, meno di una alternativa europea che avrebbe attivato la maggiorazione superiore. La comparazione corretta non è tra i prezzi dei moduli, ma tra i costi netti dopo il credito. Ed è una comparazione che va fatta in fase di progettazione, non a impianto ordinato.
La domanda della misura c'è. Le risorse, non sempre
Che la misura sia richiesta lo dimostra un episodio recente: il Decreto Fiscale del 2026 ha dovuto stanziare fondi dedicati alle imprese cosiddette “esodate”, quelle che avevano presentato le comunicazioni preventive tra il 7 e il 27 novembre 2025, ottenuto la validazione tecnica del GSE, ma non erano state finanziate per l'esaurimento delle risorse. È un segnale che conviene tenere presente: la logica di prenotazione premia chi arriva pronto, con un progetto già istruito sul piano tecnico. Presentarsi con la diagnosi in ordine e la classificazione dei moduli già definita non è solo una questione di qualità del beneficio, ma anche di tempistica competitiva nell'accesso al contingente.
Cosa conviene fare
Per un'impresa che sta valutando un intervento di efficienza con fotovoltaico integrato, la sequenza corretta ribalta l'ordine intuitivo. Prima la diagnosi energetica, per definire il perimetro dell'investimento e stimare la riduzione dei consumi conseguibile — che è ciò che fissa l'aliquota. Poi la progettazione dell'impianto, con la scelta della fornitura calibrata sulle maggiorazioni per origine dei moduli. Solo alla fine la domanda sulla piattaforma GSE, che a quel punto diventa la formalizzazione di un progetto già ottimizzato, non il momento in cui si scopre quanto si sarebbe potuto ottenere.
Transizione 5.0 resta lo strumento più potente sul tavolo per chi vuole abbattere il costo dell'energia e, insieme, il costo dell'investimento. Ma è uno strumento che ricompensa la competenza tecnica a monte e penalizza l'improvvisazione. Il valore non si trova nella domanda: si costruisce nella diagnosi e nella scelta dei moduli, molto prima che il portale apra.
Nicola Collarini
Ingegnere (Ordine degli Ingegneri di Pavia n. 2062), Esperto in Gestione dell'Energia certificato SECEM/FIRE (n° 0081-SI-EGE-2016) e fondatore di Collarini Energy Consulting. Da oltre 25 anni si occupa di procurement energetico, diagnosi e incentivi per imprese industriali e commerciali a forte consumo. È autore del volume “Energia Sotto Controllo”.







